Meditazione e Scrittura del sé

Meditazione e Scrittura del sé

La meditazione e la scrittura sono entrambe discipline interiori e pratiche riflessive che ci aiutano a riportare la mente al “Qui e Ora” e a vivere pienamente il momento presente.

La meditazione è quel processo di purificazione finalizzato ad acquietare le fluttuazioni della mente, al fine di conoscere meglio noi stessi e riscoprire la pace e la gioia presenti dentro di noi. Nella pratica meditativa portiamo l’attenzione alle dimensioni più profonde del nostro essere, parti di noi che raramente vengono osservate e conosciute.

Attraverso la scrittura di sè possiamo dare voce e far emergere proprio queste parti, comprenderle e comprenderci, leggerci dentro ed esprimere noi stessi.

Il percorso si sviluppa in un ciclo di 5 incontri

 

1. Fermarsi: il primo aspetto della meditazione

Siamo sempre di corsa, abituati ai ritmi frenetici delle nostre vite, sempre intenti a ‘fare cose’. Fermarsi significa smettere di correre e smettere il nostro stato di costante distrazione persi nel passato o nel futuro.

Apprendere l’arte della meditazione per imparare a fermarci, calmare la mente e rivolgendola all’interno andare a sondare ed esplorare il nostro essere più profondo, partendo dai livelli di consapevolezza più grossolani per arrivare a quelli più sottili.

Sembra semplice ma abbiamo bisogno di allenamento per farlo. Quanto più corriamo tanto più diminuisce la pace interiore.

Imparare a calmare la nostra mente è la prima condizione per poter guardare in profondità e avere una visione più profonda e ampia di se stessi, degli altri e dell’esistenza.

2. L’arte dell’ascolto

Riprendere contatto con l’energia del proprio corpo e stare in ascolto dei propri pensieri, ricordi, sensazioni ed emozioni. Diventare ‘semplici testimoni’ dei propri pensieri, sensazioni ed emozioni e dei segnali che il nostro corpo ci manda.

Riconoscere ed imparare ad accogliere tutto quello che arriva e lasciarlo andare è il primo passo per attuare una vera trasformazione interiore.

3. Consapevolezza e trasformazione interiore

La vera trasformazione ha luogo quando acconsentiamo alle nostre emozioni e ai nostri pensieri di sorgere senza paura, li osserviamo e riusciamo ad andare oltre trasformando la nostra sofferenza e la nostra paura in gioia e amore. 

Apprendere una nuova modalità di vivere nel nostro quotidiano perché la felicità non è qualcosa che viene “da fuori” ma al contrario è un’arte che possiamo coltivare a partire da dentro e che può arrivare poi ad irradiarsi intorno noi. Riprendendo le parole di Thich Nhat Hanh:  “La felicità è una pratica che ha a che fare con la trasformazione della sofferenza e del dolore che alberga dentro di noi (…) Attribuire al mondo esterno la causa della nostra felicità è una “menzogna”, un atto di “ignoranza” e di “inconsapevolezza”. Delegare all’esterno la nostra felicità è come chiuderci in una prigione e consegnare ad un altro le chiavi della cella dove noi stessi ci siamo rinchiusi.”

4. La mente amica e il ‘dialogo interiore’

La mente è lo strumento più sottile a disposizione dell’uomo, va conosciuta per poterla disciplinare, coltivare e utilizzare al meglio. La mente è stata definita un “campo d’energia” e come tale può essere forte o debole, un “campo mentale” indebolito può essere rafforzato.

Imparare a comunicare col proprio mondo interiore, imparare ad ascoltarsi, stringendo amicizia con la propria mente, è un metodo che aiuta a comprenderla senza giudicarla. E’ una tecnica di crescita spirituale, un modo per conoscere meglio il proprio campo d’energia mentale e ricevere nuove intuizioni.

“Verrà un tempo in cui si riuscirà ad incontrare il vero Sé e non ci sarà bisogno né di Maestri né di libri … è dalla propria volontà che dipende la possibilità di trasformare i modelli di pensiero negativi in positivi, analizzare le proprie azioni, scegliere il modo migliore per usare i sensi, potenziare l’energia vitale e addomesticare la mente perché ciascuno di noi possa divenire il creatore del proprio destino. Vivere è un dono, vivere con gioia è un’arte a nostra disposizione” Swami Rama

5. Silenzio, la vera gioia

Che cos’è il silenzio? Quante sono le forme del silenzio?

“La quiete consapevole, intenzionale, è nobile silenzio. Talvolta le persone presumono che il silenzio debba essere serio, ma c’è una certa leggerezza nel nobile silenzio. È un tipo di silenzio che può racchiudere la stessa quantità di gioia di una bella risata.

Il nobile silenzio ci offre un’occasione di riconoscere come la nostra energia abitudinale si manifesti nei modi in cui reagiamo a persone e situazioni intorno a noi. Fra noi c’è chi sceglie di praticare una o due settimane, o persino tre o più mesi, di silenzio. Dopo avere trascorso in silenzio tutto quel tempo siamo in grado di trasformare i nostri modi di reagire a una miriade di situazioni. Tale silenzio è detto nobile perché ha il potere di sanare. Quando lo pratichi non ti stai semplicemente astenendo dal parlare, stai calmando e quietando il tuo pensare.” Thich Nhat Hanh